Il cambiamento sembrò repentino: ogni inizio appare fulmineo agli occhi di chi non è abituato a scorgere dettagli premonitori. O sintomi.   Quando il mondo cambiò, la gente, me compresa, fu costretta a fare i conti con l'irreversibilità degli eventi. Me la ricordo come fosse ieri, eppure sono passati ventitré anni da quel Natale così strano. Senza odori.   La mattina del 25 Dicembre del 2030, una delle cose che l'uomo dava per scontato, semplicemente, era svanita: il senso che ci permetteva di annusare l'aria, di sentire il profumo dell'erba tagliata, dei temporali, del pane di giornata e della stampa fresca... olfatto, così si chiamava; il senso che dava alla razza umana la possibilità di commuoversi per le cose belle, buone e delicate, ma anche di scappare subodorando quelle più fetide e pericolose. Veleno. Putrefazione. Tossine. Smog.   L'umanità preferì non considerare l'eventuale, quanto probabile, effetto domino di quel primo accadimento. Volle credere che quell'evento catastrofico non avrebbe minato la “superiorità” della razza. Si rifugiò nella speranza che, lentamente, ci saremmo abituati all'anosmia, come ci siamo abituati alle inondazioni, ai terremoti e alla desertificazione; e che avremmo convissuto con l'involuzione della nostra specie. Come nulla fosse.   In effetti, ci provammo.   Nonostante moltissime Cloache Remote© G-Old fossero già disseminate per tutto il Paese, i naturisti se la presero con le ditte farmaceutiche. I vegetariani con i carnivori “mangiatori di anime”. I credenti con gli infedeli. Gli estremisti con i demagoghi. Gli anarchici coi politici. I proletari additarono la casta. Scie chimiche e rettiliani furono, invece, i capri espiatori degli amanti dei complotti più fantasiosi.   Nessuno portò prove tangibili per accreditare le proprie accuse, le quali rimasero mere illazioni. Di nessun valore. Lo Scarico di Colpe Globale del gennaio 2031 eliminò definitivamente quella che, una volta, si era chiamata responsabilità individuale, e diede il via libera agli ultimi smantellamenti. Eppure io non ho mai avuto dubbi, e come me, in molti avevano capito. Invertire la rotta sarebbe stato possibile: avremmo dovuto lottare! Purtroppo, quando l'uomo taglia un traguardo ambito, festeggia. Senza chiedersi chi – o che cosa – abbia sconfitto pur di raggiungere l'obiettivo che si era prefissato. Grazie al suo brevetto, la G-Old riuscì a cancellare l'immondizia dalla faccia della Terra: questo era un fatto che andava ben oltre l'aver tagliato uno stupido traguardo. Rappresentava una vittoria schiacciante.   Alle soglie del ʻ34, dopo un lungo e tormentato processo, i colpevoli dell'involuzione sono infine stati identificati: in qualità di ex Responsabile del Settore Architettura del Paesaggio della ECO-logica pre-Cloache Remote©, considerando lo scenario deprimente che il futuro ci prospetta, mi sento in dovere di intervenire. Costi quel che costi.   Mi chiamo Patrizia Milano e vivo ancora a Bari, dove sono nata. Ho dedicato quasi quaranta dei miei sessant'anni alla tutela e alla salvaguardia del pianeta. Nel mio piccolo, come tutti dovrebbero fare. Il mio micro mondo si chiamava ECO-logica, ed era una società di ingegneria, consulenza e servizi ambientali. Ho fatto parte del suo staff fin dal 2003, un periodo in cui le idee e i sogni correvano sullo stesso binario. “Una Puglia che profuma di Natura”, così ci definirono nel 2015, a Bruxelles, quando la Comunità Europea ci premiò per il recupero della posidonia spiaggiata: trasformarla in compost fu una bella trovata. Certo, allora i progetti avevano ancora sapore.   La ECO-logica resisté agli smantellamenti del ʻ27 e del ʻ28, ma non allo smantellamento post-Scarico di Colpe Globale, il quale riqualificò ogni Green Company superstite, sia su territorio nazionale che internazionale, convertendola in altro. Nel giro di soli tre anni, le aziende verdi come la ECO-logica – che lavoravano per ridurre l'inquinamento ambientale bonificando aree e siti inquinati, e che credevano che raccogliere, differenziare e ridurre l'immondizia avrebbe avuto significato per il presente e per il futuro del mondo – furono definite “vetuste” e subirono il riadattamento, diventando Cloache Remote©: immensi crateri nei quali venivano scaricati e annientati tutti i rifiuti. Organici, inorganici, inquinanti o tossici che fossero.   Dissero che si trattava di pozzi di disintegrazione molecolare a impatto zero, e il fragore degli applausi coprì il balbettio dei dubbiosi. La direzione da prendere parve a tutti talmente ovvia da essere incontrovertibile: avevamo ottenuto un mondo sgombro da rifiuti di ogni genere, e a costo zero, fatta eccezione per le istallazioni delle sofisticate Cloache Remote©, che trasformarono la G-Old nella superpotenza economica che, oggi come oggi, detta legge in tutti i settori, da quello ecologico a quello alimentare passando per l̓edilizia e la ricerca medica.   Nemmeno uno fra le centinaia di green expert o fra gli innumerevoli eco-researcher rimpiazzati dal personale qualificato G-Old poté credere alla storia della disintegrazione molecolare a impatto zero: la connessione fra le Cloche Remote© e quella che la medicina aveva definito anolfattività evolutiva era a dir poco abbagliante. Unimmo le forze e intentammo una causa che, in questi giorni, ha raggiunto un verdetto. Abbiamo vinto. Ma ormai è troppo tardi per la verità. I danni che le Cloache Remote© hanno causato alla razza umana hanno raggiunto una portata inimmaginabile.   L'anolfattività evolutiva ha innescato una sorta di infezione cronicizzante dei sensi, i quali sono tuttora in piena alterazione degenerativa. Dopo l'olfatto, è toccato al gusto. È accaduto il giorno di San Valentino di un anno fa. Amaro, aspro, umami[1] e grasso hanno lasciato il posto ai soli dolce e salato. La Primavera scorsa è stato il turno della vista che, in un'unica notte ha perso le sfumature giallo-arancio, rosa-rosso, lilla-viola, azzurro-blu; e nelle 48 ore successive ha smarrito l'intera gamma del verde chiaro. Dall'inizio dell'anno, in un crescendo spaventoso, anche il tatto e l'udito hanno preso a mutare: ogni suono, persino il più gentile, per molti uomini è cacofonico se non addirittura insopportabile; e in diretta conseguenza a un accrescimento inaudito della sensibilità epidermica, su taluni, le carezze più lievi pesano come ceffoni. La cosa più triste per chi ancora si ricorda il profumo del gelsomino, il sapore acre del limone, la delicatezza dei colori pastello o di un bacio sulla fronte è il dover accettare che i propri figli o nipoti non sapranno nulla a riguardo. Chi nascerà, da ora in avanti, sarà involuto e corrotto, e sarà senza memoria. A meno che il mio piano riesca.   Lo so, devo spiegarmi meglio.   Tu che leggi. Siediti, ti prego. Quello che stai per scoprire non ti piacerà, ma devi credermi. E devi aiutarmi. Devi aiutare me, ma soprattutto te. La verità, amico mio, è che la G-Old ha usato la tecnologia vietata per liberarsi dei nostri rifiuti. Potrei essere meno scioccante, se sapessi esattamente in che anno ti trovi, ma non ne ho idea. Allora lo scrivo e basta: nel 2033 saremmo in grado di viaggiare nello spazio-tempo. Ho usato il condizionale perché, da quando nel 2025 i Black Hacker hanno fatto sì che da top secret la notizia diventasse di dominio pubblico, i viaggi spazio-temporali sono perseguibili dalle leggi di tutti gli Stati. Esatto.  L'impossibilità di prevedere o di quantificare quanti e quali danni un uso scorretto del viaggio nel tempo di cose e/o persone potrebbe causare al continuum spazio-temporale, non ultima l'estinzione della razza umana hanno reso la costruzione di macchinari atti ai salti, di qualsivoglia dimensione, reati contro l'umanità stessa. Nonostante tutto, probabilmente col supporto dei vertici di Stato mondiali, la G-Old ha creato e usato le Cloache Remote©: so che potrebbe sembrarti folle, ma dal ʻ27 a oggi, ci liberiamo dei rifiuti scaraventandoli nel passato. Addizionandosi e mescolandosi col nostro, il vostro inquinamento ambientale è diventando la causa di quello che sta accadendo qui, nel tuo dopodomai.   Gli anziani, quelli che nel 2003 avevano fra i cinquanta e i sessant'anni, dicono che le cicatrici sono importanti perché sono la sola prova che gli accadimenti del passato siano reali anziché aneddoti  o sogni, distorti e riassemblati come più ci piace. O come ci conviene. Questo luogo comune è plausibile ancora oggi, nonostante le nostre involuzioni ci abbiano ridotti a una copia sbiadita, a tratti ridicola di quello che, spero, tu sia ancora. Nelle nostre menti, i cinque sensi sono un ricordo narrato, spesso così confuso da sembrare una fiction. Sceneggiata, per giunta, così così. Ho bisogno di credere che passato e futuro siano solo due diversi punti di vista, interscambiabili a seconda del luogo e del momento di osservazione. Immagina di essere un gigante. Con una faccia enorme. E di avere due occhi distanti. Distantissimi. Un occhio guarda il passato, l'altro osserva il futuro: quello che arriva al tuo cervello è la sintesi che chiami presente. La realtà.   Il piano, il piano. Non è facile scrivere perché il tremore delle mani mi percuote, sconquassandomi.   Ho raccontato il mio presente, l'ho infilato in una bottiglia di plastica e poi l'ho buttato. Fra poche ore, il servizio di nettezza G-Old passerà a ritirare i sacchi indifferenziati odierni per portarli nella Cloaca Remota© più vicina, la mia amata ex ECO-logica. Se i miei calcoli sono esatti, la bottiglia finirà in mare, in un'epoca più o meno remota. Spero e prego che possa trattarsi di un periodo successivo al 2003. Anche se non credi a una sola parola di quello che hai letto, porta questo messaggio alla ECO-logica del tuo tempo. Alla me di allora. Pregami di leggerlo con attenzione e poi chiedimi di permetterti di darmi una mano. Combatti con me. Fammi promettere che saprò difenderti dal dopodomai, e che siamo io e te gli artefici del nostro dopodomani. Grazie.


[1] In giapponese vuol dire saporito.