Inerpicandosi con le minuscole zampette era riuscito a scavalcare quel possente muro di pietre. E si era ritrovato ancora una volta a pochi passi da un meraviglioso albero di ulivo, che i polloni [1] avevano quasi soffocato. Un patriarca monumentale. La chioma argentata, quasi pettinata, i ghirigori delle branche ultracentenarie formavano una scorza dura e lo tenevano al riparo da "sempreverdi" tentazioni distruttive. D'estate, l'onda chiassosa del canto delle cicale, contrastando con la quiete tutt'attorno, quasi lo schermava da occhi indiscreti mentre, d'inverno, le raffiche del vento e la pioggia copiosa non lo impensierivano affatto. Avviluppato dall'ombra di una serra in uno sperduto angolo del cuore del Salento, quell'ulivo, nonostante tutto, dentro la sua pancia mastodontica continuava a custodire qualcosa. E Rino Ramarro Messapo sapeva bene che cosa. Ogni volta che si ritrovava a passare, soleva incunearsi nel tronco di quell'albero ipertecnologico per cercare da una fessura secondaria nuove emozioni. Nuovi brividi. Un saltello veloce su una leva camuffata da ramoscello, et voilà: - Benvenuti nell'archivio digitale L.U.A.: Laboratorio Urbano Aperto del Parco Agricolo Multifunzionale dei Paduli, -udì da una voce il Ramarro- premere il tasto uno per azionare navicella giro panoramico, tasto due per rivivere la storia del Parco, tasto tre per uscire.   Rino Ramarro scelse il tasto due. D'un tratto si ritrovò a viaggiare ad alta velocità nel tempo e nello spazio in un ascensore che custodiva un Libro luminoso con innumerevoli schede descrittive e gigantografie che raccontavano "I segreti dei Paduli: Millenni di Storia e Natura". - Possente foresta di querce, pini e numerosi altri alberi monumentali, i Paduli sono stati nel tempo fonte di vita per diversi animali, tra cui non poche specie autoctone, oltre a numerosi uccelli -continuò la voce fuoricampo- La chioma verde delle querce sembrava una grande coperta per accogliere con tenerezza la fauna selvatica del territorio, tutto il paesaggio era un intrecciarsi di suoni e colori che facevano brillare quell'area del basso Salento. I Paduli erano attraversati da un fitto reticolo di canali, stagni e laghi temporanei e da una labirintica rete di sentieri, prima di venire "adottati" dall'antropizzazione, che ha ridotto drasticamente il selvaggio e naturale querceto-pineto per fare spazio alla monocoltura dell'ulivo. Tutto questo fino all'anno 2003 D.C., quando il Parco dei Paduli ritornò a rivivere attraverso l'attivazione di una serie di laboratori all'interno di un progetto più vasto chiamato "Parco Agricolo Multifunzionale".   Rino, in preda all'emozione, avanzò di qualche passo e volle continuare a sfogliare le pagine digitali di quel grande Libro aperto e parlante!   Progetti e attività finalizzati alla riscoperta dei luoghi, al recupero, divulgazione e ripristino dei beni culturali e dei beni ambientali: Abitare i Paduli, Nidificare i Paduli, Oliofficina, Lampa!, Il Parco Fantastico, sono state queste alcune iniziative intraprese negli anni da Lua, gruppo costituito da figure professionali che hanno inteso avviare una grande progettazione partecipata del Parco.   Ad immagini scintillanti seguivano altre immagini davanti ai suoi occhi vivaci; la voce fuoricampo continuava ad ammaliare il piccolo Rino durante quegli intensi minuti. Tam-Ta-Tam tam ta tam! Tamburelli e persone danzanti improvvisamente interruppero l'incantesimo. E il Ramarro fu svegliato dal suo fantastico viaggio nella storia "padulosa", da una festa. Una festa enorme. Lì, in località Rene a San Cassiano di Lecce, si ballerà fino a notte fonda mentre un'altra voce sullo sfondo canterà: - Na sira ieu passai te li paduli, e 'ntisi le cranocchiule cantare. A una una ieu le sintia cantare, ca me pariane lu rusciu te lu mare[2].


1 pollone: parte di una pianta sotto forma di ramo che si sviluppa direttamente sul tronco o ai piedi dell'albero.


2 "Un giorno andai a caccia per le paludi e udii una ranocchia gracidare. A una a una le sentivo cantare mi sembravano il frastuono del mare". Testo tratto dal canto popolare salentino: "U rusciu te lu mare", "Il rumore del mare".