C’era una volta una storia che veniva da lontano. Era triste e sola. Soffriva perché non aveva nessuno che le desse uno spazio per raccontarsi, parole e immagini per esprimersi. Vagava di bocca in bocca tra le chiacchiere distratte della gente, assumendo ogni volta una coloritura diversa perché ognuno la esprimeva a modo suo. A furia di parole cambiate, la storia si sentiva strana e un giorno guardandosi allo specchio non si riconobbe più. “ Chi sono io? Qui non c’é né capo né coda, sono tutta disordinata e confusa: il filo che teneva insieme tutti i pezzi si è annodato e ingarbugliato. Ahi che male! Forse sarà meglio che prenda una forbice e mi tagli in tanti pezzettini. Il vento spargerà le mie parole in tanti posti sulla terra e chissà, magari qualcuno prima o poi sarà in grado di ritessere il filo, ricostruendomi per come ero davvero.” Così la storia si spezzettò tutta, in suo aiuto accorse l’amico vento che soffiò delicatamente sui suoi frammenti e li sparse dappertutto. Quel giorno le persone videro uno spettacolo incredibile: parole e immagini vagavano nell’aria. Il traffico impazzì: le immagini si posarono sui parabrezza delle automobili, le parole si attaccarono sulle vetrine dei negozi e alcune, le più vivaci, entravano addirittura nei supermercati non consentendo più a nessuno di fare la spesa. I politici decisero allora di risolvere il problema con un grande aspirapolvere: le parole e le immagini sarebbero state aspirate via, smettendo di infastidire i cittadini. Dopo la sparizione dei pezzetti di storia sembrarono tutti più sereni, ma la tranquillità durò poco perché ben presto nessuno fu più in grado di raccontare nulla. Il silenzio regnò sovrano: non c’era più storia. Tutto divenne grigio e spento. La violenza s’impossessò delle persone: ovunque [...]
Il cambiamento sembrò repentino: ogni inizio appare fulmineo agli occhi di chi non è abituato a scorgere dettagli premonitori. O sintomi.   Quando il mondo cambiò, la gente, me compresa, fu costretta a fare i conti con l’irreversibilità degli eventi. Me la ricordo come fosse ieri, eppure sono passati ventitré anni da quel Natale così strano. Senza odori.   La mattina del 25 Dicembre del 2030, una delle cose che l’uomo dava per scontato, semplicemente, era svanita: il senso che ci permetteva di annusare l’aria, di sentire il profumo dell’erba tagliata, dei temporali, del pane di giornata e della stampa fresca… olfatto, così si chiamava; il senso che dava alla razza umana la possibilità di commuoversi per le cose belle, buone e delicate, ma anche di scappare subodorando quelle più fetide e pericolose. Veleno. Putrefazione. Tossine. Smog.   L’umanità preferì non considerare l’eventuale, quanto probabile, effetto domino di quel primo accadimento. Volle credere che quell’evento catastrofico non avrebbe minato la “superiorità” della razza. Si rifugiò nella speranza che, lentamente, ci saremmo abituati all’anosmia, come ci siamo abituati alle inondazioni, ai terremoti e alla desertificazione; e che avremmo convissuto con l’involuzione della nostra specie. Come nulla fosse.   In effetti, ci provammo.   Nonostante moltissime Cloache Remote© G-Old fossero già disseminate per tutto il Paese, i naturisti se la presero con le ditte farmaceutiche. I vegetariani con i carnivori “mangiatori di anime”. I credenti con gli infedeli. Gli estremisti con i demagoghi. Gli anarchici coi politici. I proletari additarono la casta. Scie chimiche e rettiliani furono, invece, i capri espiatori degli amanti dei complotti più fantasiosi.   Nessuno portò prove tangibili per accreditare le proprie accuse, le quali rimasero mere illazioni. Di nessun valore. Lo Scarico di Colpe Globale del gennaio 2031 eliminò definitivamente quella che, una [...]
Quando lessi il copione di Math Tales – La Giungla rimasi perplesso. Dopo anni di onorato e rispettabile servizio, io, Re della giungla, il ruggito più famoso della savana, avrei dovuto recitare da comparsa in un’app per bambini di 3 anni? Un’app che dovrebbe, udite udite, insegnare la matematica ai giovani umani? “Stiamo dando i numeri – pensai – altro che matematica”.   Fu il mio agente a convincermi. “Sono tempi difficili, caro Leo. Scegli: o questo o il circo”. Aveva ragione, anch’io avevo un mutuo da pagare. Mi tappai il naso ed entrai a malincuore nel cast.   Mi bastò qualche secondo sul set per pentirmi della decisione. Niente orari, schiamazzi, pianti di bambini e una scimmietta impertinente che scorrazzava dappertutto, anche nel mio camerino. Che sacrilegio! Un vero delirio.   Venne il momento della mia scena, l’unica. Il corposo vociare degli altri animali brulicava nella verde radura digitale, dominata da un pulpito di rocce accatastate alla meglio l’una sull’altra. Dovevo arrampicarmi lassù, ruggire e zittire gli astanti.   Al ciak non persi un solo attimo e mi arrampicai. Tutti gli animali della giungla erano lì sotto, a fissare con la dovuta riverenza la mia chioma fluente. Ero statuario, imperioso, come nelle pellicole sbiadite che ritraevano il mio glorioso passato.   Presi fiato per emettere il suono più gutturale, profondo e maestoso possibile, ma non si udì nulla, se non la risata stridula della dispettosa scimmietta e l’ennesimo pianto fanciullesco in sottofondo. Intravidi nel fogliame la disperazione dei tecnici per l’ennesimo bug della giornata.   “Basta, me ne vado!”. Al diavolo le raccomandazioni del mio agente, al diavolo il mutuo da pagare, al diavolo tutto. “Sono o non sono il Re della giungla? – mi interrogai – Non voglio più far parte di questa accozzaglia [...]
LibroLab è un progetto nato per seminare l’amore della lettura nei bambini soprattutto nei quartieri periferici di Bari. Non è un semplice furgone carico di libri, ma è un mondo possibile per crescere grazie alle ali della fantasia. Ci si è ispirati ai kamishibaiya, narratori giapponesi di inizio Novecento, che si spostavano nei vari villaggi in bicicletta raccontando storie e vendendo dolciumi ai bambini. Quando si aprono le porte del furgone ai bambini vengono presentati i diversi albi illustrati, accuratamente selezionati e provenienti da case editrici specializzate nel settore, adatti per le diverse fasce d’età. Le letture animate prevedono il supporto del kamishibai, una valigetta in legno nella quale vengono inserite le diverse tavole illustrate, accompagnate dalla voce narrante. Alla lettura segue sempre un’attività ludica e creativa condotta con il metodo dell’arte terapia che comporta la manipolazione di materiali artistici, lasciando libero il bambino di seguire il proprio processo creativo. L’obiettivo è educare alla bellezza attraverso il linguaggio del gioco, per stimolare la creatività, il pensiero libero e la sfera emotiva dei più piccoli.   www.librolab.it
C’era una volta un grande teatro bianco che viveva indisturbato in un piccolo paese di provincia. I bambini, gli adulti e gli anziani non lo curavano, si erano quasi dimenticati di lui eppure aveva molte storie da raccontare ed emozioni da regalare. Durante un pomeriggio di primavera di 6 anni fa, però, 4 ragazze innamorate dell’odore del legno e del rosso del velluto, decisero che tutti dovevano godere di un posto così speciale e si misero ad organizzare laboratori teatrali e a scrivere progetti che facessero innamorare i cittadini di quel teatro. Oggi il feedback più interessante è arrivato dai percorsi di formazione teatrale per bimbi e ragazzi con cui l’Associazione Ombre ha formato un pubblico giovane, accolto famiglie e contribuito all’aumento delle vendite degli abbonamenti. In 6 anni l’associazione ha coinvolto 400 ragazzi, dialogato con le scuole di ogni ordine e grado dei paesi presenti nel raggio di 20km, attivato progetti con la Sovrintendenza ai Beni Culturali e Archeologici, organizzato 2 rassegne capaci di sostenersi senza fondi pubblici e con l’auto dei liberi cittadini. In media organizziamo 3 attività settimanali che vedono impegnati 7 operatori.  
La storia di questo luogo inizia 37 anni fa con Giacomo Di Summa e Marilena Distante, genitori di Antonio, che aprono la Libreria, punto di riferimento per i libri scolastici. Dopo l’università  Antonio torna a casa perchè vuole fare il libraio a modo suo, vuole che la Libreria sia crocevia di lettori prima che di clienti: amplia gli spazi e l’offerta inserendo una vasta sezione di narrativa e libri per ragazzi; grazie anche al contributo di Cataldo Montanaro e il progetto “giovani innovatori in azienda”, intraprende questo percorso di costruzione di comunità e di relazioni. La Francavillese è ormai in città un social network reale grazie a momenti di condivisione non strettamente legati ad una mera attività commerciale: laboratori pratici e letture per bambini, luogo di riferimento per associazioni che non hanno una sede, cene in libreria dopo le presentazioni, dove l’autore e il pubblico si confrontano in un momento conviviale, partner per le associazioni nella produzione di merchandising e pubblicazioni, gruppi di lettura. I frutti del lavoro reale fatto di storie e persone vengono poi restituiti al virtuale riportando la community così creata sul web, attraverso la redazione partecipata di un blog, dove i libri sono recensiti dai clienti stessi e l’uso dello streaming youtube e skypecall per tutti gli eventi svolti. www.libreriafrancavillese.com