C’era una volta una storia che veniva da lontano. Era triste e sola. Soffriva perché non aveva nessuno che le desse uno spazio per raccontarsi, parole e immagini per esprimersi. Vagava di bocca in bocca tra le chiacchiere distratte della gente, assumendo ogni volta una coloritura diversa perché ognuno la esprimeva a modo suo. A furia di parole cambiate, la storia si sentiva strana e un giorno guardandosi allo specchio non si riconobbe più. “ Chi sono io? Qui non c’é né capo né coda, sono tutta disordinata e confusa: il filo che teneva insieme tutti i pezzi si è annodato e ingarbugliato. Ahi che male! Forse sarà meglio che prenda una forbice e mi tagli in tanti pezzettini. Il vento spargerà le mie parole in tanti posti sulla terra e chissà, magari qualcuno prima o poi sarà in grado di ritessere il filo, ricostruendomi per come ero davvero.” Così la storia si spezzettò tutta, in suo aiuto accorse l’amico vento che soffiò delicatamente sui suoi frammenti e li sparse dappertutto. Quel giorno le persone videro uno spettacolo incredibile: parole e immagini vagavano nell’aria. Il traffico impazzì: le immagini si posarono sui parabrezza delle automobili, le parole si attaccarono sulle vetrine dei negozi e alcune, le più vivaci, entravano addirittura nei supermercati non consentendo più a nessuno di fare la spesa. I politici decisero allora di risolvere il problema con un grande aspirapolvere: le parole e le immagini sarebbero state aspirate via, smettendo di infastidire i cittadini. Dopo la sparizione dei pezzetti di storia sembrarono tutti più sereni, ma la tranquillità durò poco perché ben presto nessuno fu più in grado di raccontare nulla. Il silenzio regnò sovrano: non c’era più storia. Tutto divenne grigio e spento. La violenza s’impossessò delle persone: ovunque [...]
prologo La breve storia è ambientata nel 2045 e narra della imminente esposizione di un vecchio robot degli anni 2000 chiamato NAO 1, divenuto un esemplare con elevato valore storico. Il protagonista è un anziano signore, Mauro, con un passato nella ricerca socio-pedagogica ed un ruolo nella emancipazione dell’autismo. Fu precursore nell’approccio che trasformò le criticità di chi soffriva di sindrome autistica in potenzialità e bene per la collettività. Nel futuro della narrazione, NAO 1 rappresenta, grazie anche alla visione di quest’uomo, un pò quello che il VIC 20 rappresentò per i programmatori di computer nati negli anni 70-80.   Come tutti i giorni, apro gli occhi. È mattina e posso sentire George, la cornacchia che ruba la frutta sul davanzale. Mi sveglia nervosamente. “Oggi è quasi l’ora” – mi dico – e fisso il poster del robot appeso in camera. Ricevo una comunicazione dalla base con una nuova seccatura dal secondo settore: il preposto al gemellaggio fra le lune di Giove non ha gradito il colore dell’alloggio che lo ospita. Devo chiedere di destinarlo nell’area opposta, dove i colori pastello sono stati interdetti.   Sono passati trent’anni e mio figlio Apollo, grazie al robot nel poster, oggi è un uomo libero in una società pronta. Negli anni 2000, sulla Terra, l’autismo era considerato un problema, un fardello che ci coglieva impreparati. Non ci capivamo nulla di preciso, in verità: noi genitori li guardavamo come magnifici ospiti incomprensibili, spesso incontenibili. Già, magnifici.   Domani rivedrò NAO 1 alla esposizione sulla storia della Federazione del Popolo Autistico. NAO 1, il robot, rappresenta il primo anello di una catena tecnologica che ci permise, nel 2015, di cominciare quelle terapìe sperimentali su venti bambine e bambini con sindromi autistiche. La prima versione di NAO, ricordo, fu il frutto [...]
Il cambiamento sembrò repentino: ogni inizio appare fulmineo agli occhi di chi non è abituato a scorgere dettagli premonitori. O sintomi.   Quando il mondo cambiò, la gente, me compresa, fu costretta a fare i conti con l’irreversibilità degli eventi. Me la ricordo come fosse ieri, eppure sono passati ventitré anni da quel Natale così strano. Senza odori.   La mattina del 25 Dicembre del 2030, una delle cose che l’uomo dava per scontato, semplicemente, era svanita: il senso che ci permetteva di annusare l’aria, di sentire il profumo dell’erba tagliata, dei temporali, del pane di giornata e della stampa fresca… olfatto, così si chiamava; il senso che dava alla razza umana la possibilità di commuoversi per le cose belle, buone e delicate, ma anche di scappare subodorando quelle più fetide e pericolose. Veleno. Putrefazione. Tossine. Smog.   L’umanità preferì non considerare l’eventuale, quanto probabile, effetto domino di quel primo accadimento. Volle credere che quell’evento catastrofico non avrebbe minato la “superiorità” della razza. Si rifugiò nella speranza che, lentamente, ci saremmo abituati all’anosmia, come ci siamo abituati alle inondazioni, ai terremoti e alla desertificazione; e che avremmo convissuto con l’involuzione della nostra specie. Come nulla fosse.   In effetti, ci provammo.   Nonostante moltissime Cloache Remote© G-Old fossero già disseminate per tutto il Paese, i naturisti se la presero con le ditte farmaceutiche. I vegetariani con i carnivori “mangiatori di anime”. I credenti con gli infedeli. Gli estremisti con i demagoghi. Gli anarchici coi politici. I proletari additarono la casta. Scie chimiche e rettiliani furono, invece, i capri espiatori degli amanti dei complotti più fantasiosi.   Nessuno portò prove tangibili per accreditare le proprie accuse, le quali rimasero mere illazioni. Di nessun valore. Lo Scarico di Colpe Globale del gennaio 2031 eliminò definitivamente quella che, una [...]
Quando lessi il copione di Math Tales – La Giungla rimasi perplesso. Dopo anni di onorato e rispettabile servizio, io, Re della giungla, il ruggito più famoso della savana, avrei dovuto recitare da comparsa in un’app per bambini di 3 anni? Un’app che dovrebbe, udite udite, insegnare la matematica ai giovani umani? “Stiamo dando i numeri – pensai – altro che matematica”.   Fu il mio agente a convincermi. “Sono tempi difficili, caro Leo. Scegli: o questo o il circo”. Aveva ragione, anch’io avevo un mutuo da pagare. Mi tappai il naso ed entrai a malincuore nel cast.   Mi bastò qualche secondo sul set per pentirmi della decisione. Niente orari, schiamazzi, pianti di bambini e una scimmietta impertinente che scorrazzava dappertutto, anche nel mio camerino. Che sacrilegio! Un vero delirio.   Venne il momento della mia scena, l’unica. Il corposo vociare degli altri animali brulicava nella verde radura digitale, dominata da un pulpito di rocce accatastate alla meglio l’una sull’altra. Dovevo arrampicarmi lassù, ruggire e zittire gli astanti.   Al ciak non persi un solo attimo e mi arrampicai. Tutti gli animali della giungla erano lì sotto, a fissare con la dovuta riverenza la mia chioma fluente. Ero statuario, imperioso, come nelle pellicole sbiadite che ritraevano il mio glorioso passato.   Presi fiato per emettere il suono più gutturale, profondo e maestoso possibile, ma non si udì nulla, se non la risata stridula della dispettosa scimmietta e l’ennesimo pianto fanciullesco in sottofondo. Intravidi nel fogliame la disperazione dei tecnici per l’ennesimo bug della giornata.   “Basta, me ne vado!”. Al diavolo le raccomandazioni del mio agente, al diavolo il mutuo da pagare, al diavolo tutto. “Sono o non sono il Re della giungla? – mi interrogai – Non voglio più far parte di questa accozzaglia [...]
Quel giorno aveva la partita più importante del torneo, a scuola. Era eccitatissimo. Semifinale strappata coi denti ai ciuccioni della III B. Era forte a pallone, ma gli piaceva assai soprattutto fare l’allenatore. Lo chiamavano “il coach”. Il suo modulo infallibile lo aveva portato a schierare, per l’occasione, quattro pietre miliari: Alessio Papagni, altissimo, detto “‘u loung”, Fabio Dell’Olio, imprendibile, detto “fusc’ fusc'”, Gabriele Bruno, Gheghè, lo straniero di Triggiano e Saverio Ventura, per tutti “ciola 1” (i motivi erano evidenti). Era stato tutta la notte a pensare come spostare, sostituire. Di solito faceva le formazioni coi pupazzetti del subbuteo e, di finire i compiti, manco per idea. Fu un successo. Partita vinta, coppa sollevata come alla Champions League, nel cortile, di fronte a preside e professori e strada spianata per l’estate a venire. A Bisceglie, ormai, non si parlava che di lui e le ragazzine gli facevano gli occhi dolci per strada. A distanza di pochi giorni, un amico dei suoi si presentò a casa, portandogli una serie di musicassette: «ne’, auand, uallio’! devo traslocare e queste te le regalo. So che ti piace la musica». Non credeva ai suoi occhi. Due valigie piene di note a portata di mano. Gratis. Riempì subito la stanza, le mise ovunque, anche sotto il letto. C’era ogni ben di dio, ma soprattutto il jazz. Ascoltava, ritagliandosi il tempo residuo tra il pallone e una capatina a mare, non pensando ad altro. Men che meno a quello che avrebbe poi fatto dopo le medie. A tredici anni, si può. Il passo verso i CD fu immediato. Diventato più grandicello, costrinse i suoi a regalargli un impianto Hi-Fi con cui iniziò a consumare di tutto, ad accumulare, a studiarsi le note di copertina [...]
Era sempre la prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene dall’Open Space, quella specie di grande acquario aperto 24 ore su 24 popolato da talenti, giovanissimi  delfini, un paio di squali e qualche colorato pesce palla. La Ricerca, la più rispettata del Campus per anzianità di servizio e meriti conquistati negli anni, si era assicurata il posto migliore, all’ombra dei finestroni vista pini, dove il sole faceva capolino dalle 12 alle 18, colorando guance e riscaldando anche i più freddolosi. Di fronte a lei, la Formazione, occhialuta senza mai un capello fuori dallo chignon ben assestato sulla nuca, trangugiava ansiosamente  un caffè dopo l’altro in attesa dei suoi alunni e soprattutto del professor Sapere, scapolo belloccio sulla cinquantina, da più di 20 anni al servizio di Laserinn per istruire generazioni di ricercatori e professionisti. La loro intesa era storia vecchia, oggetto di chiacchiericci durante la pausa caffè, alle macchinette dell’ariosa hall. Loro, noncuranti degli sguardi e fieri di quella intesa ventennale, entravano e uscivano a braccetto dai laboratori del lungo corridoio arancione, gestiti scrupolosamente da Tecnologia, indispensabile collaboratore con il suo bagaglio di macchinari e attrezzature all’avanguardia. A metà mattinata, preceduta da una scia di profumo percepibile sin sul soppalco in legno, teatro di rocambolesche riunioni, Creatività faceva il suo ingresso nell’Open Space senza mai passare inosservata, soprattutto agli sguardi di Business, che teneva perfettamente il conto delle camicette colorate di lei, così come faceva per le sue cravatte. Tutti insieme nuotavano nell’Open Space, all’unisono e con la stessa armonia di ginnaste di nuoto sincronizzato, generando idee ad ogni bracciata. Quella mattina di settembre, però, un evento li fece sobbalzare tutti: un drone aveva sorvolato il parco scientifico di Tecnopolis atterrando sul tetto di pannelli solari. Davanti a Formazione, Creatività, Business, [...]
In  un  vecchio   casolare  del ‘500 , nella campagnia di Copertino ( Lecce ) , sorge  “Ten Ten  Stompboxes  S.R.L.S.  giovane realtà imprenditoriale targata Salento , nata da circa un anno grazie a Principi Attivi bando della Regione Puglia.  I ragazzi del “triangolo”, giovani ed innovativi , consumatori voraci di musica, musicisti per passione e la loro “Ten Ten Devices”,  azienda produttrice di effetti per chitarra, nuovi, colorati, curati nel dettaglio sia dentro che fuori, pratici. Nuovi, perché finora nessuno aveva mai prodotto un distorsore triangolare ed in particolare non c’era ancora in commercio un “pedale” da attaccare direttamente sulla chitarra. Curati nell’immagine per la scelta della forma, dei materiali, della grafica, del packaging. Oggetto per un target alternativo, sperimentale ed innovativo. Analogico, fatto a mano, in plexiglass, si attacca con tre potenti  ventose alla chitarra, al  basso, sul sintetizzatore e alla batteria  e va dalla distorsione primitiva a suoni più morbidi e classici. L’azienda , ad oggi, si rivolge principalmente ad un mercato internazionale con risultati positivi in forte crescita.   www.tentendevices.com