Vincenzo La Pietra racconta la sua coltivazione “senza terra”, importata dall’Olanda: «Siamo stati pionieri in Italia». La pianta per vivere ha bisogno di luce, acqua e sali minerali. «In serra le piante si radicano in un compost e traggono acqua miscelata con la giusta quantità di sali minerali. Eliminando il terreno rimuoviamo alla radice il problema della qualità della terra che oggi  non è quella di cento anni fa: se un vicino fa trattamenti può contaminare la mia zona. Le piogge fanno precipitare smog e inquinanti. Inoltre, dopo tre anni il terreno “si stanca” e non permette di specializzarsi su una monocoltura. In serra c’è un microclima perfetto, non si sviluppano muffe, quindi  il pomodoro non è attaccato e non c’è bisogno di agenti antimuffa. Non c’è bisogno  neppure di trattamenti contro i parassiti. Se dovessero entrarne in serra siamo in grado di far volare la giusta quantità di insetti antagonisti». Per riscaldare le serre l’azienda usa un impianto di cogenerazione costituito da motori endotermici a gas metano. Lo scarto della combustione CO2 non è disperso in atmosfera, ma viene immesso in serra per effettuare la cosiddetta “concimazione carbonica” utile al processo foto sintetico delle piante.
Un artigiano costruisce zampogne secondo tecniche tradizionali, ma accostando ai materiali tradizionali (legni pregiati e canne vegetali) anche tessuti hi-tech, plexiglass e materie plastiche, e rendendo possibile accostare la zampogna a strumenti nobili, apportando modifiche alla struttura tradizionale. piccolissimo laboratorio, strumenti e attrezzi tradizionali, ma contenuti innovativi fatti secondo tecniche secolari. un sessantenne a monopoli.