Era sempre la prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene dall’Open Space, quella specie di grande acquario aperto 24 ore su 24 popolato da talenti, giovanissimi  delfini, un paio di squali e qualche colorato pesce palla. La Ricerca, la più rispettata del Campus per anzianità di servizio e meriti conquistati negli anni, si era assicurata il posto migliore, all’ombra dei finestroni vista pini, dove il sole faceva capolino dalle 12 alle 18, colorando guance e riscaldando anche i più freddolosi. Di fronte a lei, la Formazione, occhialuta senza mai un capello fuori dallo chignon ben assestato sulla nuca, trangugiava ansiosamente  un caffè dopo l’altro in attesa dei suoi alunni e soprattutto del professor Sapere, scapolo belloccio sulla cinquantina, da più di 20 anni al servizio di Laserinn per istruire generazioni di ricercatori e professionisti. La loro intesa era storia vecchia, oggetto di chiacchiericci durante la pausa caffè, alle macchinette dell’ariosa hall. Loro, noncuranti degli sguardi e fieri di quella intesa ventennale, entravano e uscivano a braccetto dai laboratori del lungo corridoio arancione, gestiti scrupolosamente da Tecnologia, indispensabile collaboratore con il suo bagaglio di macchinari e attrezzature all’avanguardia. A metà mattinata, preceduta da una scia di profumo percepibile sin sul soppalco in legno, teatro di rocambolesche riunioni, Creatività faceva il suo ingresso nell’Open Space senza mai passare inosservata, soprattutto agli sguardi di Business, che teneva perfettamente il conto delle camicette colorate di lei, così come faceva per le sue cravatte. Tutti insieme nuotavano nell’Open Space, all’unisono e con la stessa armonia di ginnaste di nuoto sincronizzato, generando idee ad ogni bracciata. Quella mattina di settembre, però, un evento li fece sobbalzare tutti: un drone aveva sorvolato il parco scientifico di Tecnopolis atterrando sul tetto di pannelli solari. Davanti a Formazione, Creatività, Business, [...]
Nei laboratori del Centro Laser, un sistema interamente progettato e realizzato dai ricercatori del Centro permette di scrivere sul vetro, materiale “difficile” per definizione, fotografie, codici, e QR-Code per accedere a contenuti web. Bisogna appoggiare il vetro ad una lastra metallica, acciaio o alluminio, ad esempio, e fare in modo che aderiscano perfettamente. Poi il laser agisce: attraversa il vetro senza intaccarlo, colpisce il metallo e ne vaporizza piccolissime particelle, che immediatamente si attaccano al vetro. Sembra una tecnica banale, eppure le prime pubblicazioni scientifiche che la descrivono sono di pochi anni fa, e vengono dal Giappone. Si tratta di uno dei modi più sicuri, rapidi e qualitativamente elevati di scrittura sul vetro, materiale “difficile” per definizione. Oggi nei laboratori del Centro Laser, grazie ad un sistema di microlavorazioni laser interamente progettato e realizzato dai ricercatori del Centro, questa tecnica viene riprodotta con precisione ed affidabilità. Effetti cromatici decorativi, persino fotografie, codici di sicurezza per il settore automobilistico… sul vetro si può scrivere di tutto. Come, ad esempio, per citare il caso più popolare e di tendenza, i QR-Code, grazie ai quali è possibile associare ad un oggetto in vetro, ma non solo, un link a contenuti web specifici ed a pagine sui social network relative all’oggetto stesso.
I ricercatori del Centro Laser hanno studiato e realizzato un sistema innovativo per il monitoraggio in tempo reale dei parametri di fermentazione nel processo di vinificazione. In collaborazione con le Industrie Fracchiolla di Adelfia, il sistema è stato installato su un vinificatore industriale di loro costruzione, per valutarne il funzionamento ed i risultati in campagne di vinificazione presso alcune cantine del territorio pugliese. Il sistema realizzato si basa su una rete di sensori elettrochimici per la misura di parametri di fermentazione quali: zuccheri, ossigeno disciolto, pH, densità, conducibilità. In aggiunta a questi, è presente un sensore specifico per la misurazione del punto di colore, di concezione innovativa, interamente pensato e realizzato nei laboratori del Centro Laser. La sperimentazione ha riguardato diverse modalità fermentative a partire dalle più importanti  varietà di uve autoctone quali Primitivo, Negroamaro ed Aglianico, ed ha permesso di mettere a punto le metodologie operative di base a partire dalla quali l’enologo può operare con la sua sapienza ed esperienza, fattori imprescindibili alla base dell’arte del vino, per  ottenere il massimo della qualità a partire dalla stessa uva.