L’andamento della domanda di lavoro tra le PMI pugliesi ha risentito pesantemente della crisi che ha colpito l’economia mondiale a partire dal 2008 e in seguito quella italiana. Le PMI hanno assunto poco e principalmente per la pressante necessità di riguadagnare efficienza e le previsioni per il prossimo triennio sono ancora meno incoraggianti. Nonostante il quadro congiunturale negativo e la perdita di posizioni rispetto al passato, alcune PMI contraddistinte da una maggiore propensione all’innovazione e alla R&S sono risultate più inclini a inserire nuovo personale in azienda: come in un circolo virtuoso, l’innovazione sostiene l’occupazione e, a sua volta, l’inserimento di nuove risorse umane sostiene l’innovazione.
Le figure professionali più richieste dalle PMI pugliesi nel prossimo futuro saranno gli impiegati addetti alla segreteria, gli addetti alle vendite e gli operai specializzati nelle costruzioni. Seguono i tecnici nel campo ingegneristico e gli impiegati contabili. Per quanto riguarda le competenze associate a queste figure, l’analisi lascia emergere la netta prevalenza delle competenze trasversali, sia di natura sociale e culturale che di natura più soggettiva (competenze cognitive). La domanda di competenze tecniche risulta più limitata e riguarda in particolare la capacità di analisi e le competenze informatiche, sia di base che avanzate.
Passando ad esaminare l’insieme delle figure professionali espresse dalle PMI regionali, aggregate in grandi gruppi professionali (secondo la classificazione dell’ISTAT), emerge che quasi i due terzi della domanda si orienterà verso professioni caratterizzate da livelli medi di qualificazione. L’analisi complessiva delle competenze richieste alle risorse umane che entreranno in azienda conferma la domanda di competenze sociali e culturali e di competenze cognitive.
L’innovazione è una questione cruciale per le PMI regionali: soprattutto, nell’attuale fase congiunturale, essa rappresenta la strada principale per mantenere e rafforzare la propria posizione nel mercato. Rispetto a questo, le PMI manifestano un fabbisogno generalizzato di competenze che risulta particolarmente accentuato per quelle cognitive e per le competenze sociali/culturali. Anche nel caso delle conoscenze, emerge un deficit diffuso, estremamente marcato per le conoscenze in ambito amministrativo e di gestione d’impresa, per le conoscenze relative all’informatica e all’elettronica e alla salute e ai servizi alle persone.
Nonostante i fabbisogni diffusi, le PMI risultano poco attive e non sembrano porre adeguato rilievo alle strategie per il loro soddisfacimento. La mancanza di progettualità in proposito – che attiene alla maggior parte delle imprese intervistate- si coniuga con una strategia individualizzata che punta alla formazione interna per rendere le risorse umane adeguate alla natura e ai compiti richiesti nelle specifiche occupazioni. Le PMI regionali inoltre ripongono una fiducia estremamente limitata nelle strategie collaborative che coinvolgono sia altre imprese che le principali istituzioni della formazione superiore e universitaria.